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Paragrafo 2 . I caratteri dell'assolutismo.

     
Questo   particolare  tipo  di  monarchia  rigidamente  centralizzata,
instaurata  da  Luigi  quattordicesimo nel suo regno,  ed  in  seguito
imitata  e  adottata da altri monarchi europei, venne  definita  negli
ultimi   anni   del   Settecento,  dopo   la   Rivoluzione   francese,
"assolutismo"  (dal latino legibus absolutus, sciolto da  leggi).  Con
questo  termine si fin per indicare il periodo storico precedente  lo
scoppio  della  Rivoluzione,  nel  quale  i  sovrani  avevano   potuto
governare  secondo  la propria volont, senza impedimenti  politici  e
vincoli di sorta.
     La  monarchia  assoluta, realizzata nella sua forma paradigmatica
dal  Re  Sole,  aveva  per mosso i primi passi gi  nel  Cinquecento,
quando  Filippo  secondo  di  Spagna aveva accentrato  molte  funzioni
statali, pur incontrando ostacoli insormontabili nella vastit del suo
dominio e nelle radicate autonomie di importanti regioni, come Aragona
e  Catalogna.  In  Francia invece, bench una sovranit  senza  limiti
fosse  stata  teorizzata e vagheggiata gi nel  corso  del  sedicesimo
secolo dal funzionario e politico francese Jean Bodin (1530-1596),  si
era  potuta  concretizzare soltanto nella seconda met  del  Seicento,
grazie alla forte personalit di Luigi quattordicesimo.
     Secondo  i  fautori dell'"assolutismo", fra i quali  deve  essere
annoverato  anche  il  prelato italiano Giovanni  Botero  (1540-1617),
autore di un celebre trattato politico intitolato La ragione di stato,
tutto  il  potere  dello  stato  doveva confluire  nella  persona  del
sovrano,  che  lo assumeva per diritto divino e che lo avrebbe  dovuto
gestire  senza nessuna interferenza, imponendo a tutto  il  regno,  al
fine di evitare caos ed anarchia, le proprie leggi. Una tale sovranit
veniva cos riassunta nella formula: "A Deo rex, a rege lex" ("Da  Dio
il re, dal re la legge").
     Per  ammantare  la propria persona di un senso di distacco  e  di
onnipotenza,  i  sovrani  che  adottarono  questo  tipo   di   governo
cominciarono a
     
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     vivere  separati dai sudditi in corti scenografiche  e  sfarzose,
serviti  ed ossequiati da uno stuolo di aristocratici, i quali avevano
rinunciato,  in  tutto o in parte, al loro passato  ruolo  politico  e
sociale, ma che conservavano, alla pari del clero, privilegi ed onori.
     Lo  stato  "assoluto", bench caratterizzato dalla concentrazione
del potere nelle mani di un monarca "sciolto da leggi", era diverso da
una  dittatura e da una tirannide. Infatti il sovrano assoluto  doveva
conformare il proprio potere alle consuetudini di principati, citt  e
regioni, rispettare i privilegi dell'aristocrazia e del clero, e nello
stesso  tempo  agire, come vicario di Dio, in nome della  giustizia  e
nell'interesse  di  tutta la collettivit. Se non avesse  adempiuto  a
tali  doveri  egli  avrebbe  potuto essere legittimamente  contestato,
seppure in via teorica, e perfino destituito.
